Storia
ORIGINI DEL FEUDO E DEL BAGLIO FALCONERI
FEDERICO II, LA FALCONERIA E IL FALCONERI
Il Falconeri è un pregiato feudo di antichissima origine di cui si trovano tracce documentali già dal 1241, quando il Re di Sicilia Federico II, per ricompensa dei servizi feudali resi, concedeva a Roberto di Palermo diversi territori tra i quali la “Falconara di Capaci”. La “Falconara” sarebbe proprio il feudo di Falconeri, che nella sua etimologia ricorda la caccia col falcone, grande passione dell'imperatore, oggetto di un suo specifico trattato sull'arte della falconeria. La caccia con il falco nel Medioevo era considerata attività distintiva della figura regale, poiché il falco era un animale altero e superbo, che vuole sopraffare tutti gli altri animali e come l’aquila simboleggia l’autorità imperiale. Dal primo feudatario Roberto di Palermo seguirono fino alla abolizione del feudalesimo, concretizzata in Sicilia con la Costituzione del 1812, una serie di avvicendamenti alla guida del feudo che hanno avuto per protagoniste alcune delle famiglie aristocratiche più importanti della Sicilia.
LA TORRE MEDIEVALE E IL BAGLIO

Il territorio di Torretta è in gran parte montuoso, per lo più destinato a pascolo. Le zone più fertili e più ambite nei secolo sono il Piano dell’Occhio con il vicino Piano San Nicolò, e la zona a valle del centro abitato, che si sviluppa sulla verde vallata del Torrente Torretta, ancora oggi fittamente coltivata a olivi. In questa valle sorgono antichi bagli: fattorie fortificate con un ampio cortile centrale (la corte), tipica dell'architettura rurale siciliana, che fungeva da centro economico e abitativo per grandi aziende agricole e feudali, comprendendo case padronali, stalle, magazzini e alloggi per i contadini. Il termine deriva probabilmente dall'arabo bahah (cortile) o dal latino baiulum (recinto fortificato). Il primo nucleo fortificato del feudo del Falconeri fu la possente torre medievale del XIV sec. Dopo la diruta torre di origine araba di contrada Bellone che diede il nome a Torretta è la più antica del territorio. La torre del Falconeri è anche la più alta della contrada perché, rimanendo in posizione più interna, doveva controllare un territorio esteso dai monti fino al mare, e ricade oggi all’interno dei bagli più evocatici del Palermitano, molto ben conservato nel suo aspetto originario. Sulla cima della torre è ancora oggi funzionante una campana a che un addetto era all’epoca incaricato di suonare in caso di pericolo.
IL FALCONERI E IL GATTOPARDO
Dal 1329 in poi si succedono in sequenza i seguenti nobili possidenti: 1329 Martino di Santo Stefano; 1343 Federico Cisario; 1401 Fiore Cisario; 1452 Omodei Paradiso (Paride); 1483 Virginia Omodei; 1506 Francesco Bologna (Beccadelli) Omodei; 1556 Gilberto Bologna (Beccadelli); 1577 Vincenzo Bologna; 1619 Pilo e Calvello Vincenzo; 1666 – Giulio Tomasi e Caro e Traina e Rosalia Traina. Dopo un rapissimo viaggio di 337 anni nella Storia, con Giulio Tomasi Caro entra in scena la nobile famiglia dei
Tomasi di Lampedusa, per rimanervi per 2 secoli esatti, fino al 1866. I Lampedusa devono gran parte della loro fama al romanzo storico “Il Gattopardo” pubblicato nel 1958, dopo la morte dell’autore Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e diventato in breve uno dei libri più venduti della storia. L’autore, raccontando le vicende storiche della sua famiglia, attraversa tempi e luoghi, utilizzando sinonimi e analogie per identificare personaggi e siti. Il Fabrizio Tomasi di Lampedusa, suo bisnonno, diventa nel romanzo Fabrizio Salina, altra isola Siciliana. La Palma di Montechiaro, paese di provenienza, diventa nel romanzo Donnafugata, prima residenza degli antenati. Torretta è “citata” come San Cono: “un paese piccino piccino che adesso, in grazia degli autobus, è quasi una delle stie-satelliti di Palermo …!. Al nipote del “Principone”, che pronuncia la frase “Se vogliamo che tutto rimanga com’è,
bisogna che tutto cambi!”, attribuisce il nome Tancredi Falconieri, rievocando proprio il feudo in territorio di Torretta, di grande prestigio e antica origine
AVVENTO DELL’UNITÀ D’ITALIA
Nel 1866 la proprietà del Baglio Falconeri e dei fondi agricoli di pertinenza, venneacquisita dalla famiglia Sommariva Grenier, in applicazione delle Leggi cosiddette dell’Eversione dell’Asse Ecclesiastico del neonato Regno d’Italia. Gestione dei Padri Paulotti di San Francesco di Paola – A quando risale? Era proprietà o enfiteus.
IL ‘900 DEL FALCONERI
Con il matrimonio del 1907 tra Maria Francesca Sommariva detta Fanny (1888-1968) e il dottor Gregorio Ugdulena (1881-1957), il baglio e le terre del Falconeri, transitano, per passaggio ereditario, a questi ultimi. Il dott. Ugdulena è pronipote dell’omonimo presbitero-patriota che si distinse negli anni del Risorgimento, a cui sono dedicate una via a Palermo e una statua al Gianicolo di Roma. Laureato in medicina intraprese la carriera di anatomo-patologo e fu assistente in Germania del celebre patologo Ernst. Conobbe “Fanny” Sommariva per mezzo del fratello Mimì Sommariva, suo compagno di studi a Palermo. I due si sposarono nel 1907 a Palermo e subito dopo si trasferirono a Rostock (Germania) dove Gregorio Ugdulena potè continuare l’attività professionale intrapresa e dove nel 1908 nacque il primo figlio Antonino, seguito un anno dopo da Amalia. La morte del padre di Fanny e l’assegnazione
ereditaria, indussero i coniugi a stabilirsi nella loro nuova proprietà e dedicarsi interamente alla conduzione del fondo produttivo, dando vita ad una importante azienda agricola, che si e distinta per la varietà delle coltivazioni e per l’introduzione delle prime macchine agricole del XX secolo, che hanno ottimizzato i processi produttivi.
Molte di queste macchine sono oggi esposte nel presente museo. I prodotti commercializzati erano oliva, olio, sanza, vino, aceto, legna, mandorle, carrubbe, sommacco, tabacco, limoni, arance, mandarini, uva, pere, pesche, leguminose (fave, ceci lenticchie), fieno, paglia, erba in piedi per sfalcio, miele, cereali (grano, orzo, avena, mais). Particolare importanza ebbero le arance Ugdulena di cui in seguito.
Molte di queste macchine sono oggi esposte nel presente museo. I prodotti commercializzati erano oliva, olio, sanza, vino, aceto, legna, mandorle, carrubbe, sommacco, tabacco, limoni, arance, mandarini, uva, pere, pesche, leguminose (fave, ceci lenticchie), fieno, paglia, erba in piedi per sfalcio, miele, cereali (grano, orzo, avena, mais). Particolare importanza ebbero le arance Ugdulena di cui in seguito.
Testimonianze
IN COSTRUZIONE
John Smith - New York
